Approfondimento dedicato ad una tipologia di canne particolari, caratteristiche soprattutto dei grandi costruttori dell’est americano: le midge rods. Vengono menzionati alcuni dei più famosi costruttori di questo genere di canne, ed alcuni modelli ormai entrati a pieno diritto nel mito del rodmaking internazionale.Non c’è dubbio che le canne in bambù refendù vivono oggi una seconda giovinezza. Purtroppo la cultura Pam nostrana privilegia rapidità e potenza, anche se spesso a fondo perduto. Le frustrazioni e le brutte abitudini di una vita frenetica inquinano, oltre ai fiumi, anche la serenità delle ore passate lungo il fiume. E’ un vero peccato, poiché così si perdono piaceri sottili e raffinati, come quello di insidiare una trota od un temolo con una canna pregiata quanto loro. Ma l’azione di pesca se ne duole, se cercate il numero anziché una vittoria del pensiero e dell’intuizione.

MIDGE RODS

La torrida estate appena trascorsa credo che abbia elargito poche opportunità di pesca a noi Pam: livelli bassi, acque con temperatura sopra la media e pesci, di conseguenza, apatici e poco disponibili a farsi catturare, se non lontano dalla luce del sole e per brevissimi istanti.

Di poco migliore la situazione nei torrenti di montagna, ma ho visto dei fiumi che ben conosco con livelli d’acqua come mai mi era capitato di vedere. Questo lungo periodo di siccità, che ha interessato gran parte d’Europa, ha intaccato anche la mia cara Austria che non è certo stata risparmiata da questa ventata di calore. Ad ogni modo qualcosa, pur con difficoltà, sono riuscito a pescare ed in certi fiumi ho avuto la possibilità di lanciare la mosca in posti dove, con livelli normali, diventa utopistico solo pensarci anche per i più bravi giocolieri della coda di topo. Questo tipo di situazione fluviale mi ha dato però lo stimolo d’usare canne più leggere, le cosiddette midge, tanto amate dai colleghi d’oltreoceano quanto poco capite e apprezzate dalle nostre parti. Devo premettere che normalmente uso queste canne in ambienti medio piccoli, ma il poterle maneggiare anche in fiumi di una certa portata, anche se con livelli bassi, è stata un’esperienza di puro divertimento e grande soddisfazione. Le midge o canne ultraleggere, sono una faccenda a sé stante e ben definita nel campo del bamboo rodmaking: per la precisione vengono definite tali tutte quelle canne che possono arrivare fino agli 8 piedi (un tempo anche 9 piedi) per un massimo di potenza che arriva alla coda 4.

Per motivi legati essenzialmente alla tecnica costruttiva e naturalmente alla materia prima impiegata, cioè il bamboo, le canne ultraleggere richiedono da parte del costruttore un grado di attenzione molto maggiore durante le fasi cruciali della costruzione. Questo fatto è dovuto principalmente alle esigue misure delle sezioni in gioco che in molti casi sono ai limiti della stessa tecnica costruttiva. In poche parole quando piallo questo tipo di cimini non posso certo farlo con a fianco un bicchiere d’ottimo Souvignon del Collio.

Quasi tutti i costruttori sia del presente che del passato hanno o hanno avuto in catalogo almeno un esemplare di questo tipo di canne, anche coloro che per orientamento erano proiettati verso modelli di maggiore potenza. Oltre che ad esigenze di mercato o specifiche richieste, questo fatto è dovuto anche alla grande considerazione che da sempre hanno questo tipo di canne, talvolta, ma non a caso, considerate la massima espressione costruttiva del rodmaker. Tanti le definiscono ironicamente dei giocattoli, perché le ritengono poco sfruttabili nella maggior parte delle situazioni di pesca, scordando a volte che proprio di attrezzi molto specialistici si tratta e di certo non adatti a pescatori poco evoluti sportivamente: ma se è vero che la nostra disciplina può essere anche considerata un bel “gioco da grandi”, vuol dire che il divertimento usando queste canne è assicurato, basta solo liberare la mente da preconcetti e cercare di godersi le situazioni che di volta in volta potremo crearci lungo il fiume. Di esempi ve ne sono molteplici e un breve cenno storico è opportuno per coloro che non sono dentro alla materia e per capire che l’ultraleggero non è poi così giovane.

Reputo da sempre e in assoluto le migliori canne midge quelle costruite dalla Leonard Rod Company nelle varie epoche storiche susseguitesi, ma la parentesi dovrebbe essere troppo ampia; l’unica in grado di mettere a punto delle specifiche serie (vedi Catskill e Letort) e da sempre la sola a fare dell’ultraleggero non solo la massima espressione tecnica ma, a mio modesto avviso, anche artistica scendendo a pesi mai successivamente uguagliati da altri costruttori. Per intenderci la tanto nominata Baby Catskill lunga 6 piedi per coda 2, pesava finita un’oncia, avete capito bene, circa 28 grammi ed è la canna in bamboo più leggera mai costruita al mondo.

Del 1894 è il primo prototipo della Fairy Catskill, canna di 8 piedi e 2 pollici in 3 pezzi per coda 2/3, del peso sbalorditivo di 2 once: pensate che questa canna è rimasta in produzione fino agli anni 80, ovviamente costruita quasi esclusivamente su richiesta, ma più corta di 2 pollici, quindi 8 piedi. Sinceramente dopo averne visionato e quasi acquistato un esemplare un po’ di anni orsono (mi mangio ancora le dita per non averlo fatto), ancora stentavo a credere a ciò che avevo tra le mani; parliamo di sezioni dei cimini, in prossimità del puntale, di poco superiori al millimetro. La serie nel corso degli anni fu completata con lunghezze che variavano dai 6 agli 8 piedi, mentre in origine si spingevano oltre i nove piedi.

La serie Letort, messa a punto anni dopo, fu creata appositamente per la pesca con i midge e finali sottili in acque lente e da molti appassionati è considerata la serie più adatta per insidiare grossi pesci con l’ultraleggero. Nonostante la leggerezza, l’azione lenta e la sensazione di debolezza che questa serie di canne potrebbe dare in mano a qualsiasi pescatore che non la conosca, nasconde invece un’insospettabile potenza capace di stendere lunghi finali del 7/8X con estrema delicatezza di posa. La 38L di 7 piedi per coda 2/3 del peso di 1,7 once è forse la più apprezzata e famosa dell’intera serie. Doveroso ricordare la quasi totale assenza di vento necessaria per usare questo genere di attrezzi, creati appositamente per pescatori con un certo bagaglio di esperienza ed una notevole tecnica di lancio, in cerca di sensazioni situate agli estremi della pesca a mosca: un po’ come pescare i tarpon giganti di Islamorada o i pesci vela con canne di potenza 12-15, che allo scopo sembrano fuscelli.

Un cenno a Jim Payne, della scuola Leonard, ma orientato e diventato famoso per canne più veloci; ciò nonostante nel suo catalogo comparivano ad esempio il modello 96 di 6 piedi per coda 2/3 del peso di 1,6 once o il modello 98 di 7 piedi per coda 4 del peso di 2,7 once, di quasi lo stesso peso la 7 piedi e 1 pollice della serie parabolica, mentre nelle misure più lunghe si distinse la 204L di 8 piedi e mezzo in 3 pezzi per coda 4, del peso poco superiore alle 4 once; per non parlare del modello Banty di 4 piedi e 4 pollici.

D’altro canto è proprio dell’Est USA la scuola di pensiero legata alla pesca con attrezzi leggeri ed i vari artigiani usciti poi dalla Leonard furono, per così dire, legati a questa specie di marchio; uno fra i tanti e tra i miei preferiti è Bob Taylor, tuttora produttore di stupendi attrezzi per la pesca ultraleggera. Ma si sa, nella zona del Catskill la stragrande maggioranza dei sistemi fluviali è composta principalmente da piccoli torrenti a moderata velocità di corrente ed è forse proprio questo il motivo per cui la specializzazione di molti era ed è orientata verso questo tipo di canne. I costruttori del centro ovest degli USA erano invece abituati a fiumi di ben altro carattere, infatti la gran parte di loro produceva canne di potenza maggiore (vedi i vari Dickerson, Powell, Young e Winston per citarne alcuni dei più famosi).

Ma ciò nonostante anche loro, magari in piccole quantità, amavano costruire oggetti destinati alla pesca leggera; Pinky Gillum l’avrete senz’altro sentito nominare e la sua notorietà è legata alla produzione delle potenti e veloci canne in bambù che egli amava costruire anche per la pesca ai salmoni; ma le poche 6 o 7 piedi che egli produsse per code 3-4 sono oggi ricercatissime dai collezionisti ed a prezzi allucinanti.

Esistono, pensate, rari esemplari della 4 piedi e mezzo coda 2/3 denominata “the little Lessie” e l’ultimo esemplare arrivato pubblicamente sul mercato nel 1999 è stato venduto a 8.900 $, oggi passerebbe abbondantemente questa cifra. Naturalmente anche tra i costruttori contemporanei vi sono quelli specializzati per le canne ultraleggere, la stessa Thomas & Thomas ha in catalogo stupendi modelli tra cui spicca ad esempio la TTT, 7 piedi per coda 2. Uno tra i più accreditati tra gli americani per le midge è Mario Wojnicki, mentre in Inghilterra troviamo Tom Moran, due costruttori che definirei di “pialla fine”.

Le carrellate veloci non mi piacciono molto e potrebbero dare l’idea di superficialità, l’approfondimento per i nomi che ho citato sarebbe doveroso per quello che questi signori rappresentano o hanno rappresentato nella recente storia del bamboo, ma lo scopo di questo scritto é più che altro rappresentato dall’idea di far conoscere una metodologia di pesca ben radicata e presente nel panorama mondiale, le sfide si sa, anche se piccole, da sempre rappresentano lo stimolo per placare la sete di chi ha una grande passione e nel mio caso, dopo anni di pesca, riuscire ad insidiare una bella trota con un certo criterio mi appaga molto più che contarne trenta più piccole a fine giornata (scusate magari 30 per qualcuno potrebbe essere riduttivo).

All’inizio di questo scritto accennavo alla difficoltà nell’usare attrezzi così estremi, o meglio, nel poterli maneggiare con destrezza e ricavare da essi ciò che di positivo possono regalare, questo richiede un’assoluta precisione nel timing assecondata da movimenti fluidi senza brusche accelerazioni o forzature. Il lancio deve essere eseguito in maniera molto naturale, assecondando più che mai la sola azione della canna, aiutandosi se necessario con leggere trazioni della coda (in fin dei conti è proprio la piacevolezza dell’azione delle canne che, a seconda degli attrezzi, viene messa in massimo risalto).ualche risvolto Qualche risvolto negativo c’è: qualcuno potrebbe obbiettare per esempio sul fatto che con queste canne è praticamente impossibile pescare a ninfa, ma non sono nate per questo; le ninfe si possono usare, non certo pesanti, ma fatte lavorare appena sotto il pelo dell’acqua e di dimensioni contenute. Si tratta di una pesca di tipo ravvicinato e le stesse canne sono concepite per lanciare attorno agli 8/10 metri; è li che tutto deve essere eseguito ed importante è avere un buon controllo entro questo spettro di distanze. Anche il recupero dei pesci può presentare qualche problema, soprattutto se di buone dimensioni: il tempo sarà certo maggiore di quello richiesto normalmente con canne più potenti  (tempo che spenderemo in più per la loro corretta riossigenazione, con il rilascio da effettuarsi solamente nel momento in cui saremo sicuri che i pesci abbiano ripreso le loro funzioni vitali).

Nel recupero inoltre si avrà l’accortezza di far lavorare più il mulinello che non la flessione della canna e nei momenti cruciali a fine cattura la nostra abilità e l’esperienza ci aiuteranno ad evitare troppo stress al cimino o, peggio, rotture dello stesso, cosa comunque piuttosto remota per non dire impossibile. A volte allontano la canna cercando di guadinare il pesce o afferrando direttamente il finale: non è una manovra stupenda, ma in certi casi aiuta (a perdere pesci).

Per finire uno speciale ricordo va a Lee Wulff, grande pescatore  per il quale non è certo necessario, data la sua fama, spendere molte parole, ma solo ricordare, per restare in tema, l’estrema disinvoltura con cui riusciva ad insidiare i salmoni atlantici con la sua affezionata 6 piedi in bamboo costruitagli dall’inglese Farlow.